Il Grande Fratello: dalle origini al romanzo di Covacich

ago 17, 2011 da admin

Il Grande Fratello: dalle origini al romanzo di Covacich

Era il 1949 quando lo scrittore George Orwell pubblicò il suo celebre romanzo “1984″. Il “Big Brother”, il “Grande Fratello” della storia di Orwell è un personaggio la cui esistenza non è certa, un dittatore che tiene sempre sotto controllo, sorveglia le persone, una mente a capo del partito e al tempo stesso il suo simbolo.

La corretta traduzione di “Big Brother”…

… è fratello maggiore, la persona appunto che si occupa di controllare i fratelli più piccoli. In italiano questo termine è stato tradotto nel letterale “Grande Fratello”, parola ormai entrata nel linguaggio comune soprattutto grazie all’omonimo reality show, famoso in tutto il mondo e trasmesso in Italia dal 2000. Lo scrittore Mauro Covacich è stato corrispondente della prima edizione del “Grande Fratello” per il “Corriere della sera”.

“Habitat”, il reality show di “Fiona”

Covacich con il suo romanzo “Fiona”, pubblicato nel 2005, mostra, celebra e condanna la figura del reality show. Sandro, il protagonista della vicenda è l’autore di “Habitat”, un “Grande Fratello” col piede sull’acceleratore: una Casa, i concorrenti, gli occhi delle telecamere che li controllano e un casting costruito per catturare gli ascolti (uno dei concorrenti è paraplegico). Dietro le quinte un team di creativi da vita alle storie, alle dinamiche che si sviluppano all’interno della Casa, e i concorrenti stessi decidono a tavolino cosa mostrare alle telecamere. L’esibizionismo, i comportamenti dei concorrenti sono giustificati dalla loro sete di fama e dai dati di ascolto. La vicenda diventa sempre più folle ed estrema: dal rapporto erotico tra una concorrente e il concorrente paraplegico, al pestaggio dello stesso, fino alla schiavitù sessuale della concorrente “colpevole”.

Realtà e finzione

In un mondo dove siamo costantemente controllati, filmati, ripresi in ogni nostra azione quotidiana, un mondo dove le tecnologie ci permettono (e impongono) di rendere pubblica la nostra immagine, il velo tra realtà e finzione diventa impercettibile, le due cose si fondono indissolubilmente e “Fiona” mostra questi due faccie nel loro estremo, nella loro esasperazione.

Immagine: Jürgen Fälchle – Fotolia

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